giovedì, 02 luglio 2009

Alberto Cappi

 

Alcuni giorni fa e' mancato ai suoi cari Alberto Cappi, poeta e critico mantovano.  Quando ci lascia un poeta, il mondo e' un posto piu' triste.  Ecco una sua poesia, per ricordarlo in silenzio:

PUNTI

ti ho consegnato il miele

la chiave del rifugio

che il lampo scrive

cieco nella notte

come sarà il mio canto

in riva alla bufera

questo che era

uccello

che ora il vento spoglia

ala ad ala

foglia a foglia?

miei avi

il mio sigillo si è spezzato

e versa il fiele

il mio nord

di radiazioni lunari

il mio sud

di cancri e stermini

il mio est

di uomini e mari

il mio ovest

di sogno e ventura

io sono natura

dal corpo di terra

di angeli e d’ali

avvolto nel mio grido di febbraio

nel grigio saio della sera

e tolto al nido

della maschera che era

cadente brivido di stella

ah quel muschio

radente rischio di preghiera!

proteggi la mia parola

come luce accesa

nella mano

proteggi la tua parola

in alleanza

al dono

proteggi il vano

segno

della resa

proteggi il dove

il come

il canto dell’attesa

 

 

 

 

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sabato, 27 giugno 2009

Senza età

a 16enne Brooke (S) assieme alla sorella 13enne Carly (D) 

 

Un’infanzia che non conosce fine.

Sul tuo corpo tace un segreto,

la favola che Sherazade non ha cantato mai.

Vivi alla deriva del mondo.

Piangi quando ti senti sola.  Ridi quando sei felice.

Non parli.

Gorgheggi come un pettirosso.

 

Sei morta quattordici volte

e ogni volta sei tornata alla vita.

Cella di minimi pensieri

corpo che non vuole crescere.

 

Anche oggi vivrai senza fatica:

Toccherai l’erba dei prati,

getterai piccoli sassi nei cerchi dell’acqua.

Ma a chi chiedere della luce sul mare,

del suono di un violino,

di quell’ultima rosa di novembre?

____________________________________________________________

Vive negli Usa la ragazza che non invecchia
26 giugno 2009. Ha 16 anni ma il suo corpo sembra non volersi adeguare all’età anagrafica.  La scienza non sa spiegare quanto le stia accadendo e le tecnologie più moderne non sembrano in grado di rivelare l’eventuale presenza di anomalie genetiche o disfunzioni cromosomiche. Il caso della giovane Brooke, residente negli Stati Uniti e trattato sulle pagine della testata giornalistica online  ha lasciato sgomenti tutti gli specialisti chiamati ad analizzare l’anomalia. La ragazza, stando a quanto riferito dal team di medici e scienziati che la segue quotidianamente, ha l’aspetto di una piccola di due anni. Il suo, ha spiegato Howard Greensberg, è un caso unico al mondo.
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mercoledì, 24 giugno 2009

La città dei vivi

Foto: Sonia de Spa, dal sito Fire & Grace di Maria Cecilia Camozzi

 

Torniamo sempre alle città dei vivi

lasciando dietro le porte sprangate,

e avanzi di cibo, le persiane aperte nel vento.

Torniamo di notte,

come le piccole luci dei presepi,

quando i cortili si riempiono di buio

e sentiamo nell’aria il polso inalterato

immuni alla nostalgia dei nomi,

al disordine lasciato nei letti dell’amore.

 

Torniamo soli,

come agnelli trascinati dentro ai fiumi

e cerchiamo la sosta sotto le grondaie

la fine della pioggia, l’odore dell’infanzia.

 

Di notte i corpi non fanno rumore.

I passi cadono come pezzi di pane nel latte.

E torniamo con le ossa stanche, il cuore azzurro.

Quel che resta

è il cielo chiarissimo delle stagioni fredde.

Sono gli oggetti di rame,

la gioia dei piccoli gesti di ogni giorno.

Quel che resta

sono i mobili di noce che durano nel tempo,

le rughe profonde dell’acqua.

 

Torniamo nell’ora buona e splendida

ad aspettare alzati

l’impronta del sole sul muschio,

il gioco bianco del mattino

sulle lenzuola stese ai balconi.

Torniamo a cercare

le stanze di luce sulle rive del mare,

la tregua nel sonno tranquillo dei figli.

Lontano dal peso notturno dei sogni,

lungo il viale di magnolie che ci riporta a casa.

 

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sabato, 20 giugno 2009

Serata di poesia a Sassari 23 giugno

Messaggerie sarde

Il titolo dell’appuntamento con Daniela Raimondi e Luisella Pisottu è:  D’amore, di vita, di morte, d’emozioni.

Reading di poesie alle Messaggerie Sarde

SASSARI - Martedì 23 giugno, alle ore 18,30, nella Sala Incontri delle Messaggerie Sarde, è in programma un importante incontro con la poesia. L’Associazione “Verba Manent”, in collaborazione con la “Libreria Messaggerie Sarde”, presenta lo spettacolo dal titolo “D’amore, di vita, di morte, d’emozioni”.

Verranno proposti, con una formula sperimentale, testi di Daniela Raimondi e Luisella Pisottu. Alle autrici, quale introduzione alla lettura dei testi, riuniti in serie tematiche, è stato chiesto di scrivere una serie di brani che, attraverso citazioni e pensieri a ruota libera, avessero la funzione di condurre l'ascoltatore al tema di volta in volta proposto. I temi scelti dalla Raimondi sono quelli della morte e della rinascita, la Pisottu proporrà i temi della poesia sociale, dell’amore, dell’anima, della natura. Le voci, tutte femminili, cui è affidata la lettura dei brani introduttivi alla lettura dei testi, sono quelle di Antonella Rattu, Lella Pintus, Marianna Spanu ed Anna Porcu, tutte esponenti dell’Associazione organizzatrice.

Daniela Raimondi è una poetessa assai nota in ambito nazionale ed una delle voci più significative della cosiddetta “poesia narrativa”. Mantovana di nascita, vive da tempo a Londra. Fra i suoi testi ricordiamo “Ellissi”, “Inanna”, “Mitologie Private”, “Entierro”.

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Luisella

Luisella Pisottu è uno dei nomi più interessanti della poesia sassarese. E’ recente la pubblicazione del suo primo libro, intitolato “In vortice obliquo”, ed è già alle stampe la sua seconda raccolta di poesie.

Altri ingredienti della serata saranno giochi di luce e brani musicali. Conduce Gianfranco Chironi, presidente di Verba Manent.

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Il presente articolo è tratto dal sito web Alguer.it:

http://notizie.alguer.it/n?id=24967

 

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domenica, 14 giugno 2009

I passi della fenice

Maria Cecilia

Fotografia: Maria Cecilia Camozzi

 

 

    La veglia silenziosa,

    il tumulto del sangue.

 

La notte è esilio dal mondo

il muoversi delle ore

nell’increspo elettrico del cielo. 

Perché tremano i rami degli alberi

perché l’eterno si disfa fra le dita

perché l’assenza di Dio.

Ho mani ferme nell’ombra. 

Migrazione a ritroso verso la rovina dei suoni,

nel buio di un cuore inaccessibile.

 

La notte, sai, non mi spaventa.

Mi bacia sulla fronte una morte quotidiana.

 

Senza

rumore 

 

Il silenzio cade sulla terra

come un filo d’acqua.

 

                          *

 

C’è una scheggia di luce sulla scarpa rovesciata,

un vestito sciolto sulla poltrona.

 

Il ricongiungersi degli occhi al mattino.

I battiti del sangue sotto un guscio bianco.

     La morte è così lontana adesso:

     una straniera dalla lingua incomprensibile.

 

Non ho dita impazienti.

Ci sarà tempo per legarsi

a un respiro più disteso.

Tempo per accogliere fra le mani

la tua fronte chiara, la tua tenera nuca.

    (Da: Inanna, Ed. Mobydick 2006)

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martedì, 09 giugno 2009

SIMONETTA BARSOTTI

 stelle2

Fotografia: Patrick Raimondi Taylor 

                                                                                    “Alzo l’ultimo passo che depone in cima

                                                                                    dove non è più suolo, è aria…….

                                                                                    Màim, shamàim, acque, cieli…….

                                                                                    Siamo fatti di questo, d’acqua e aria come

                                                                                    le comete, ma senza ciclo di riapparizione

                                                                                    e questo è sufficiente per sollievo e congedo”

 

                                                                                    Erri De Luca  da “Opera sull’acqua”

 

 

Usha

  

Sei andata lassù

per assaggiare l’aria,

principessa del Nepal.

Sei salita da sola,

vestita di vento.

Non avevi paura.

Eri la funambola di Férmine

e la cosa più difficile, tu lo sapevi,

era non tramutarsi in un fiocco di neve.

Sempre più su.

Aquila, nuvola, piuma.

Parete Ovest.

Si può scavalcare anche la morte.

Ti hanno trovata appesa a una roccia,

da chissà quante ore, da chissà quanti giorni.

“Water in the brain”

ha detto il vecchio alpinista

che ti ha riportato a valle.

Un uccello smarrito su un pendio di ghiaccio,

scivolato sul vetro del mondo,

sputato fuori dalla bocca sdentata dell’Everest.

Sei viva per miracolo,

Usha.

Accanto a te sono passati in tanti.

Nessuno ha rinunciato alla sua rotta,

alla sua vittoria.

Tranne un vecchio, che non doveva dimostrare

più nulla.

Ma tu prepara un altro zaino, occhi di luna.

Mettici dentro il fiato del giorno

e quello della notte, l’orma d’eterno

che hai incontrato sulla roccia, la scheggia di luce

che cammina all’imbrunire sui crepacci,

l’eco degli angeli nelle gole profonde.

E non parlare, non parlare mai,

del sapore

che ha lassù

l’aria.                                                                                                 

 

Da un articolo sulla Stampa del Maggio  ‘07

 

(poesia vincitrice della I edizione premio nazionale di Poesia Massa, Incanto a Primavera, 2009)

 

 

 

Eravamo leggere

  

Eravamo

leggere

come soffioni.

Le borse di strigoli si aprivano nel rosso della sera

e lasciavano sentieri di terra e piccole radici sui mattoni.

Il poggio fermentava di incontri

a primavera e noi guardavamo come un film

la corsa delle moto, le donne-zainetto

attaccate alle schiene dei maschi.

Al Masso delle Fanciulle ci si trovava in mille,

il vino in fresco in mezzo ai sassi

tra i girini impazziti e qualche biscia d’acqua.

Qualcuno si imboscava nella macchia

e tornava tardi, pieno di graffi.

A mazzi abbiamo colto gli asparagi di Berignone.

E i fantasmi del Castello dei Vescovi

ci hanno seguito per anni mentre la Gisbe

si ficcava la malva nelle tasche del grembiule.

Quelle domeniche lunghe dal sapore di vento,

di viole masticate nei prati di Mazzolla.

Per aver fortuna,

un giorno

o l’altro. 

 

(Pubblicata da Maurizio Cucchi sullo Specchio/102  febbraio 2007)

 

 
Città di mare

 

Scapano le acciughe a capo basso

i pescatori

il sigaro in punta di labbra

Un bacio e una bestemmia

mentre cantano il guadagno del giorno

Scaricano saraghi e triglie

e capita che una stella marina

scivoli da una cassa,

resti a braccia aperte sull’asfalto

      come un povero cristo d’oltremare

E il turista che scende dal traghetto

non sa che i morti, qui,

li piange prima il mare

e il vagito del neonato lo annuncia

                     il gabbiano metropolitano

A volte

dalla giungla delle bancarelle

o da un trampolino improvvisato

arriva l’urlo feroce e disperato della vita

Quello in jeans e maglietta lisa,

quello dei dormitori

o dei cortili dei quartieri orientali

Ma il vento dei Tre Ponti

s’alza sempre, prima o poi,

a cambiare la giornata del surfista

E il traffico acquoso dei fossi *

ha una sua forza segreta

quando è sera

e tu pedali senza fretta,

il mondo in tasca.

 

 

 

*fossi: canali

 

  

Di noi

.

.

Di noi

adesso

e’ questo tempo largo

che sconfigge ogni passato

L’ombra del bosco di ontani

che dimezza la fatica del cammino

Tu sei la cura sottile

a ogni male che sale,

benda e bandiera

del giorno che corre

e presenta il suo conto

più caro

sera dopo sera.

E di noi è l’ora più densa

la coscienza del gesto

il fiato leggero di notti mai uguali

Di noi

d’inverno

è questo cielo bianco

che cavalca il mare

al quale io appendo

per gioco

piccoli oggetti di mercato rionale,

un quadro di pane,

un fiore di legno

e due parole scritte in fretta

la mattina presto

quando ancora

dormi.

 

 

 

Simonetta Barsotti nasce a Milano il 31.10.1958.

Vive a Volterra  e dopo aver frequentato la Facoltà di Scienze Politiche a Siena si impiega presso il Comune di Volterra fino all’anno 1993, anno in cui cerca e ottiene il trasferimento al Comune di Livorno.

La prima pubblicazione di una sua poesia risale agli anni ’80 con il concorso– Una poesia per la pace – Premio Grinzane Cavour di Torino.

Riprende a scrivere, dopo un periodo di silenzio, nel 1994 a Livorno e da allora partecipa a numerosi concorsi letterari  ricevendo premi e riconoscimenti.

Si occupa di promozione culturale.

E’ fondatrice dell’Associazione Interartistica “La Ruota delle Lune”, associazione che ha collaborato, con la Fondazione del Teatro Goldoni della Città di Livorno, alla realizzazione, per gli anni 2007 e 2008, di un percorso di musica e poesia all’interno del teatro Goldoni di Livorno. Tra gli invitati Alessandro Agostinelli e Luciano Jude Mezzetta, Roberto Veracini, Renzia D’Incà, Rosaria Lo Russo, Tiziana Rinaldi Castro…..

Nel 2008 ha partecipato, per la sezione poesia, all’organizzazione del Festival letterario-gastronomico “Mangiarsi le parole” che ha visto gli interventi di Davide Rondoni, Alessandro Fò e Renzia D’Incà, nello scenario del quartiere Venezia di Livorno.

 

 

 

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lunedì, 08 giugno 2009

Sul fondo dell'acqua

Flying in water

 

Foto di Gwiggs (tratto dal blog Fire and Grace, Di Cecilia Camozzi)

 

Nella malattia e nel dolore quasi non siamo.  Ogni luce si spegne, il corpo non esiste.  E’ in silenzio che entriamo l’ombra.  Senza rumore scendiamo sul fondo dell’acqua.  Il corpo diventa irreale: solo schegge luminose di coscienza, piccoli frammenti d’oro scagliati nel buio. 

Il malato avanza lungo il cammino della guarigione passo dopo passo, una briciola di luce dopo l’altra.  La salute come la più terrena delle felicità.  Terrena è la frescura della fronte dopo una febbre alta; terreni la bocca asciutta, il polso debole.  Terreno il capezzale del malato, la silenziosa creatura che lo veglia.

Il seme della guarigione fermenta come in una terra invernale.  Il corpo si solleva, gli occhi si schiudono di nuovo sul mondo.  Diventiamo la notte, e con la notte, nasce in noi la nostalgia terribile per il nuovo giorno.  Torna la forza di alzarci e seguire, ancora una volta, quella voce che ci rassicura e dice: vieni, cammina: la vita è ancora possibile.

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giovedì, 04 giugno 2009

Il dolore

 

perché mio figlio è Dio

 e ha le mani in fiamme

(Stefano Massari)

 

1.                  Lamento

 

 

No no no!

non era di lei quella cosa –

il silenzio

e quel peso, quel peso di carne steso sul marmo.

Non del suo corpo

quel guscio di cellule morte,

il buio

nero nero

fermo più dell’inferno dentro le sue narici.

Non più suo, non di lei,

che voleva il suo corpo,

la voce, il respiro.

 

Oh piccola ebrea svestita!

Madre di Auschwitz

che cerchi il suo cuore

fra la polvere degli inceneritori.

Non era tua quella cosa.

Non più tuo il bambino di cera

seccato sulle ginocchia

il cristo di fango,

quel fragore di cielo

che colpiva e colpiva  il tuo ventre.

 

 

 

ii.        Preghiera della notte

 

Figlio santo santo santo,

più santo del dio dell’universo.

Culla

parto

ninna-nanna.

 

Figlio amato nell’arca del sangue,

nel grido purissimo

che ti apriva al mondo.

 

Il nervo fra i denti.  

Le vene del collo.

Le mani secche,

le mie mani vuote …

Io mi ribello.

Lo cerco, gli occhi persi nel cielo

e disobbedisco a dio.

Perché tu il solo dio.

Tu il solo ordine,

la mia terraprimavera.

 

Scavo in ginocchio,

con le unghie scavo

fino a trovare i tuoi occhi.

E ti rubo alla morte,

ti trascino verso la casa dei risorti.

Avvolgo la tua carne nel lino

e attendo la tua resurrezione.

Qui.  Al tuo fianco.

Mi siedo composta

e attendo.

 

Parlami.

Apri i tuoi occhi e parlami.

Parlami

ché solo così sopravvivo.

Vivimi nella parola.

Dammi fiato.  Dammi nomi e suoni

in una lingua che non conosce morte.

Parlami con una furia felice di vena,

nel canto di un rinnovato parto.

Alzati e parlami

con la voce dei vivi.

 

 

 

iii.      Preghiera dell’alba

 

E tu sei.

Tu sei, semplicemente.

 

Prego.

Ti nomino e ti battezzo.

Ti dono il latte dei miei seni vecchi.

Ti nutro col pane e con l’acqua,

col cibo santo che viene dal campo e dal fiume.

E riverso nella tua bocca

tutto il senso del tempo, il mistero

la mia saliva ed il pianto.

 

Io ti nomino.  Ti nomino e ti battezzo

Nel nome del padre

Nel nome della madre

Nel nome di tutto l’amore che è stato.

Nel nome di tutto l’amore.

 

 

 

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giovedì, 28 maggio 2009

La notte è la perdita

ropes patrick

 

Foto: Patrick Raimondi-Taylor

 

La notte è la perdita.  Il cielo è scuro, le porte tutte chiuse. 

La pagina che scrivo è per colmare il buio, il nero-nero che porta solo morte.  La pagina che scrivo è il sasso nel burrone: ultimo frammento del respiro, il sibilo che ha perso ogni paura

e cade. 

 

Eco che non conosce fine.  Tregua.  Un lembo di memoria. 

 

La morte è solitudine.  Un incidibile silenzio.  E allora parlo, e faccio poesia. 

La vanità del corpo è il solo legame che ci unisce al mondo.  La morte inizia da questa verità.  Viviamo nell'attesa della nostra morte.  Fin dal concepimento, fin dal principio delle nostre cellule.  La nostra morte ha inizio dal scindere preciso del zigote, dal fremito del nostro primo sangue.  La vita è un sogno.  E sogno è tutto quello che racchiude la bellezza, la più piccola gioia, il firmamento.

 

La morte è solitudine.  Un indicibile silenzio.  E allora scrivo. 

Scrivo della sola certezza che vive dentro questo sogno.  Perché ogni notte è unica, come unica sarà la nostra morte: la prima, vera morte: senza uguali, sola e irripetibile.  Fino ad allora, la morte sarà solo pensiero.  La morte sarà vento.  Un vento incerto che avrà il profumo delle viole e le forme di una donna.  Fianchi che tremano, una luce che sfugge il suo respiro e ci confonde gli occhi.

 

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lunedì, 18 maggio 2009

tre video di Francesca

Francy

Tre video di Francesca mentre canta a tre concerti della sua scuola. 

 

http://www.youtube.com/watch?v=g6Qb-miFlyQ

 

http://www.youtube.com/watch?v=uFhoWY5VLnA

 

http://www.youtube.com/watch?v=s6CiBHGDBEM

 

 

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