A volte, trovandosi davanti ad un romanzo che tratta temi sociali, si dubita: per trattare i temi sociali c’è il giornalismo, ci sono i saggi, i libri specializzati. La letteratura è altro, pensiamo. Poi si acquista UNDICI, il libro d’esordio di Savina Dolores Massa, e già dalle prime pagine si capiscono molte cose: che è possibile, anzi, indispensabile, fare questo tipo di letteratura. L’autrice ha sentito in sé l’urgenza di trattare il tema dell’emigrazione clandestina e sicuramente l’ha sentita nel sangue, con grande forza. Il romanzo rivela un’acuta sensibilità sociale e, insieme, si rivela come prova letteraria di grande spessore e innegabile bellezza linguistica.
‘Undici’, già finalista al prestigioso premio Calvino, trae spunto da una vicenda reale, una breve notizia di giornale apparsa nel 2006. Leggiamo nel risvolto di copertina:
“…Cronaca: una barca di sei metri, senza nome e senza bandiera, è ritrovata da un pescatore a largo dei Carabi. A bordo, i corpi quasi mummificati di undici uomini neri. La scrittrice si prende carico di dar voce ai naufraghi e trasfonde le loro storie in una prosa che si fa canto, epica e romanzo. Persi in un’immensa distesa d’acqua, nell’attimo in cui la vita si consuma, gli undici si abbandonano al ricordo. Storie di affetti lontani in una società in fermento, di architetti, autisti, costruttori di piroghe, di padri che strappano le proprie figlie alla violenza di usanze arcaiche, andando contro le regole della comunità. Il rimpianto per ciò che ormai è perso è preludio di un’agghiacciante verità: un tradimento subito in alto mare dal convoglio, in origine di quarantasette uomini. Adesso che la sponda è troppo lontana, si sente il tocco rassicurante del griot, poeta sacerdote mezzo uomo e mezzo dio, che a ritmo di Kora canta una luminosa amara Africa”
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Difficile, partendo da uno spunto così minimale, creare undici storie che suonino autentiche e originali. Difficilissimo farlo senza cadere nell’ovvio, nello scontato, nello stereotipo. Eppure Savina Dolores Massa riesce a farlo e lo fa con straordinaria bravura creando di volta in volta, con grande empatia e sorprendente originalità, undici storie diversissime fra loro. Lo stile è estremamente curato, personalissimo, e il libro riflette sicuramente un grande lavoro di ricerca dell’autrice su usi e costumi africani. Le personalità degli undici protagonisti via via si defilano e prendono vita attraverso un linguaggio asciutto e pulito, che spesso si alza fino a diventare canto epico, parola magica, poesia purissima. Un grande libro di esordio, una voce da seguire.
